In breve
- La Torre Garisenda fu costruita tra il 1109 e il 1119 nel punto oggi occupato da piazza di Porta Ravegnana, nel centro di Bologna.
- La pendenza nacque già durante il cantiere medievale, quando il terreno di fondazione cedette in modo disomogeneo.
- Alta in origine circa 60 metri, venne ridotta a circa 48 metri nel XIV secolo per diminuire il rischio legato all’inclinazione.
- Lo scostamento dalla verticale supera i 3 metri e l’angolo è vicino ai 4 gradi, leggermente superiore a quello della Torre di Pisa.
- Dal 2023 l’area è sottoposta a controlli e lavori di messa in sicurezza; il programma comunale indica un intervento con orizzonte 2028 e un costo vicino a 20 milioni di euro.
La storia della Torre Garisenda nella Bologna medievale delle famiglie rivali
La Torre Garisenda non va letta come un edificio isolato. È il frammento più visibile di una Bologna medievale fatta di case-torri, rivalità politiche, commercio urbano e famiglie che misuravano la propria influenza anche in altezza. Sorge accanto alla Torre degli Asinelli, tra via Rizzoli, Strada Maggiore, via Zamboni e via San Vitale, in uno dei nodi urbani più frequentati della città.
La costruzione viene tradizionalmente attribuita alla famiglia Garisendi e collocata tra il 1109 e il 1119. Il nome del monumento conserva dunque quello della casata che ne sostenne la realizzazione. Nel XII secolo una torre non era soltanto un segno decorativo sul profilo cittadino. Serviva a proteggere una famiglia nei periodi di tensione, a controllare gli accessi e a dichiarare una disponibilità economica rara in un centro urbano già densamente costruito.
Bologna ebbe probabilmente oltre 180 torri nel periodo di maggiore sviluppo. Non tutte sono arrivate fino a oggi, perché molte furono abbassate, inglobate nei palazzi, demolite o trasformate nel tempo. La Garisenda e l’Asinelli hanno resistito perché il loro valore urbano è diventato superiore alla funzione originaria. Sono passate da strutture private di prestigio a simboli collettivi della città.
La forma della Garisenda rivela ancora bene l’architettura difensiva del suo tempo. La pianta è quadrata e la muratura utilizza una parte inferiore in blocchi di selenite, pietra gessosa estratta nelle colline bolognesi, mentre le fasce superiori sono in laterizio. Questa combinazione non era casuale. La selenite offriva una base robusta, ma il comportamento dell’intera struttura dipendeva anche dal sottosuolo, dalla regolarità della posa e dalla distribuzione dei carichi lungo i muri.
La vicina Torre degli Asinelli mostra una scelta differente di proporzioni. Raggiunge circa 97,2 metri e domina la Garisenda per altezza, mentre quest’ultima appare più raccolta e inclinata. La differenza non deriva da una semplice preferenza estetica. La Garisenda fu accorciata proprio per ridurre il peso sulla base già compromessa. Oggi la sua silhouette tronca è parte dell’identità del monumento, tanto da averle procurato l’appellativo di “torre mozza”.
Per comprendere il valore di questa coppia urbana, può essere utile confrontarla con altri edifici verticali italiani. La Torre Velasca di Milano, costruita nel Novecento, riprende in chiave moderna l’idea della torre come volume riconoscibile nel tessuto cittadino. La Garisenda, però, nasce da una logica molto diversa. Non è un grattacielo progettato per uffici e abitazioni contemporanee, ma una costruzione medievale stretta, massiccia e pensata per un contesto di controllo e rappresentanza familiare.
La sua presenza ha influenzato anche il turismo di Bologna. Chi arriva nella zona delle Due Torri trova una piazza dove gli assi commerciali e universitari si incontrano, ma deve osservare il complesso rispettando le limitazioni stabilite durante le fasi di cantiere e monitoraggio. Il monumento non è un fondale da avvicinare senza criterio. È una struttura antica, con una storia materiale che richiede distanze, verifiche e interventi specialistici.
La Garisenda è quindi un documento costruito della Bologna medievale, non una semplice torre pendente paragonabile a un’attrazione panoramica.

Perché la Torre Garisenda pende e cosa rivela il terreno di fondazione
La pendenza della Torre Garisenda non è il risultato di un movimento recente o di una deformazione prodotta soltanto dal passare dei secoli. Il problema iniziò durante la costruzione. Il terreno sotto la base cedette in modo non uniforme e la torre cominciò a inclinarsi quando la muratura era ancora in elevazione. Questo punto distingue il caso bolognese da molte crepe o dissesti che si sviluppano su edifici già completati.
L’area di piazza di Porta Ravegnana presenta terreni stratificati, legati alla storia idrografica della città. Le fonti storiche richiamano la presenza antica di un’ansa del corso d’acqua indicato come Auser, elemento che avrebbe lasciato depositi meno compatti rispetto a un banco roccioso. Su una base cedevole, il peso di una torre in muratura può produrre un abbassamento differenziale. Una parte della fondazione scende più dell’altra e l’asse verticale dell’edificio si sposta.
La Garisenda non poggia su una fondazione moderna in calcestruzzo armato, con pali profondi e sistemi di ripartizione calcolati tramite indagini geotecniche. Nel XII secolo il cantiere disponeva di tecniche empiriche, materiali solidi e molta esperienza muraria, ma non di prove penetrometriche, carotaggi o modellazioni numeriche del suolo. La scelta del punto e la risposta del terreno venivano valutate con strumenti inevitabilmente più limitati.
Il valore comunemente riportato per l’inclinazione è vicino a 4 gradi, con un fuori piombo di circa 3,22 metri. Per dare una misura comprensibile, significa che la sommità non cade sopra il centro geometrico della base, ma risulta spostata verso sud. La Torre di Pisa è spesso indicata intorno a 3,97 gradi dopo le opere di stabilizzazione; la Garisenda supera quindi di poco quel dato, pur avendo altezza e struttura differenti.
| Caratteristica | Torre Garisenda | Torre degli Asinelli |
|---|---|---|
| Altezza attuale | Circa 48 metri | Circa 97,2 metri |
| Periodo di costruzione attribuito | 1109-1119 | 1109-1119 |
| Inclinazione indicativa | Vicino a 4 gradi | Molto più contenuta |
| Profilo visibile | Accorciato nel XIV secolo | Slanciato e conservato in altezza |
| Accesso ordinario nel 2026 | Condizionato dai lavori di sicurezza | Dipendente da aperture e disposizioni comunali |
Un edificio inclinato non crolla automaticamente. La stabilità dipende dal rapporto tra massa, geometria, condizioni delle murature, evoluzione del suolo, vibrazioni e comportamento delle fondazioni. Il punto delicato è che una variazione anche piccola, se misurata su un organismo edilizio vecchio di nove secoli, merita un controllo rigoroso. Non basta osservare la torre da strada per capire se un movimento è fisiologico, stabile o significativo.
Dal punto di vista della manutenzione, una torre di laterizi richiede controlli sulle lesioni, sulle infiltrazioni, sulla perdita di materiale nei giunti e sulle deformazioni. L’acqua può penetrare nelle murature e alterare le malte antiche, mentre le variazioni termiche e le vibrazioni del traffico incidono nel lungo periodo. Nessuno di questi fattori spiega da solo la pendenza, ma tutti concorrono alla gestione di una struttura già vulnerabile per origine.
Quando si parla di fondazioni, consolidamenti o rischio di collasso, la valutazione deve restare affidata a ingegneri strutturisti, geologi e restauratori qualificati. Un intervento su una muratura storica non si decide con una regola generica applicata a una casa contemporanea. La Garisenda dimostra quanto il terreno, anche se invisibile, possa determinare la forma di un’intera architettura.
Il dato che conta non è soltanto l’angolo della torre, ma la relazione continua tra muratura, fondazioni e terreno sotto piazza di Porta Ravegnana.
Come la Torre Garisenda fu abbassata nel Trecento per contenere il dissesto
La Garisenda non ha sempre avuto l’altezza che Lei vede oggi. Le ricostruzioni storiche indicano una quota originaria attorno ai 60 metri. La pendenza, già evidente durante il cantiere, rese però la configurazione iniziale troppo impegnativa per una base che aveva mostrato cedimenti. Nel XIV secolo si scelse una soluzione drastica ma concreta, ridurre la parte superiore della torre.
L’abbassamento viene generalmente collocato nel 1355, anche se alcune ricostruzioni riportano datazioni vicine. Il risultato fu una diminuzione di circa 12 metri, fino all’altezza odierna prossima ai 48 metri. Tagliare una torre non equivale a una riparazione superficiale. Significa modificare il peso complessivo, la risposta al vento e la distribuzione delle sollecitazioni lungo le murature portanti.
Quella decisione medievale è leggibile ancora oggi nella forma del coronamento. La Garisenda non ha la verticalità protesa dell’Asinelli e proprio questa differenza rende la coppia immediatamente riconoscibile. La torre minore appare quasi trattenuta dalla città, con una massa più corta e una pendenza che si percepisce anche da lontano, soprattutto lungo via Rizzoli.
La scelta del Trecento dice molto sul rapporto pratico che Bologna aveva con il proprio patrimonio. Non si cercò di restituire alla torre una forma teoricamente perfetta. Si lavorò sulla condizione reale della struttura. In un edificio in muratura, togliere peso può essere più efficace che aggiungere elementi pesanti, soprattutto quando il problema nasce nel sottosuolo. La stessa prudenza vale oggi, benché i materiali, i rilievi e le tecniche di analisi siano profondamente cambiati.
Nel corso dei secoli la torre cambiò proprietari e funzioni. Passò al Comune già in epoca medievale e vennero realizzati edifici addossati alla base, compresa una piccola chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie, poi demolita. Queste trasformazioni mostrano come il monumento non sia mai stato immobile nel senso urbano del termine. Attorno a esso sono cambiati percorsi, negozi, traffico, regolamenti e modi di abitare il centro.
Per chi osserva edifici antichi, c’è una differenza chiara tra restauro e ricostruzione estetica. Il restauro conserva materia, tracce e proporzioni compatibili con la sicurezza. La ricostruzione tenta invece di riportare un edificio a una forma ipotetica. Nel caso della Garisenda, rialzarla per restituirle i 60 metri originari non avrebbe alcun fondamento tecnico né storico. La “mozzatura” fa parte della sua storia quanto i mattoni e la selenite.
Il tema interessa anche chi ristruttura un edificio d’epoca. Un muro fuori piombo, una volta deformata o un solaio avvallato non sono dettagli da nascondere dietro una finitura. Prima si individua la causa, poi si progetta l’intervento. In un appartamento, una verifica di un tecnico abilitato costa in genere alcune centinaia di euro, mentre un consolidamento deciso senza diagnosi può trasformare un difetto localizzato in un cantiere molto più costoso.
La Torre Garisenda insegna che la forma irregolare non è sempre un difetto da cancellare. Può essere una traccia storica da comprendere, purché venga mantenuta entro condizioni di sicurezza controllate.
La differenza tra la Garisenda e un campanile pendente
La Garisenda viene spesso chiamata “torre pendente di Bologna”, ma non è un campanile. Il confronto con Pisa è utile per parlare di inclinazione, meno per definire la funzione. La Torre di Pisa è il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta. La Garisenda nacque invece come torre gentilizia e difensiva, collegata al prestigio di una famiglia aristocratica.
Questa differenza incide sull’architettura. Un campanile deve ospitare scale, campane e aperture funzionali alla propagazione del suono. Una torre medievale privata risponde a esigenze di controllo, rifugio e rappresentanza. Anche il modo di intervenire sulle strutture varia, perché ogni edificio ha una distribuzione dei vuoti, delle masse e degli elementi interni che va analizzata singolarmente.
La forma ridotta della Garisenda non la rende un monumento minore. La sua sagoma è diventata una delle immagini più riconoscibili di Bologna e un riferimento per chi studia le città medievali italiane.
Dante, la letteratura e l’effetto visivo della pendenza della Garisenda
La fama della Torre Garisenda non deriva soltanto dalla sua struttura inclinata. Dante Alighieri la rese parte dell’immaginario letterario italiano nel XXXI canto dell’Inferno. Nel descrivere il gigante Anteo che si china, il poeta richiama la visione della torre osservata dal lato verso cui pende, quando una nuvola passa sopra di essa e produce l’impressione che sia l’edificio a inclinarsi ulteriormente.
Il passo è noto perché trasforma un fenomeno ottico in una figura potente. La nuvola si muove nel cielo, la torre resta ferma, ma l’occhio percepisce per un istante un’inversione dei ruoli. La massa di laterizio sembra animarsi. È un’immagine precisa, costruita su un’osservazione diretta del paesaggio urbano, non su una descrizione astratta.
La presenza della Garisenda nei versi di Dante testimonia che la sua pendenza era già celebre nel Medioevo. Non era un dettaglio scoperto dai visitatori moderni, ma un tratto talmente evidente da diventare paragone poetico. Questo legame letterario ha dato al monumento un valore che supera quello documentario. La torre è materia costruita, ma anche memoria culturale italiana.
Un altro riferimento compare in un sonetto giovanile attribuito al 1287, “Non mi poriano già mai fare ammenda”. Dante evoca la Garisenda in un contesto legato allo sguardo e alla distrazione provocata da una presenza ammirata. Giosuè Carducci interpretò in seguito il passo collegandolo alla famiglia Garisendi. Non è necessario trasformare questa lettura in una certezza biografica per coglierne il senso. La torre era già un punto di riferimento visivo e simbolico nella Bologna del Duecento.
La letteratura aiuta anche a capire perché il turismo attorno alle Due Torri richieda un approccio più attento di una fotografia rapida. Guardare l’edificio dal basso, cambiare lato della piazza e notare la relazione con la nuvolosità permette di comprendere quella descrizione dantesca. L’esperienza è urbana, non soltanto monumentale. Coinvolge strade, prospettive, densità edilizia e materiali.
La Garisenda ha continuato a essere citata in guide, studi e racconti di viaggio. Bologna possiede altri segni forti, dai portici agli edifici universitari, ma la torre inclinata condensa in pochi metri una storia lunga quasi mille anni. Per questo le immagini promozionali devono evitare un errore frequente, presentarla come se fosse semplicemente la replica bolognese di Pisa. Il confronto è immediato, ma la sua vicenda è distinta.
Il rapporto fra monumento e testo letterario rende la Garisenda un caso raro. Una deformazione nata dal cedimento del terreno è diventata, secoli dopo, una misura poetica del movimento e della paura.
Per chi visita città europee ricche di stratificazioni, il confronto può essere utile. Una guida su cosa vedere a Vilnius mostra quanto le architetture storiche assumano valore quando vengono lette nel loro quartiere e non come oggetti estratti dal contesto. A Bologna accade lo stesso. La Garisenda acquista senso nella piazza, accanto all’Asinelli e dentro una rete di percorsi medievali ancora attivi.
La pendenza della Garisenda è dunque anche un fatto culturale, fissato dalla letteratura prima ancora che dalle misurazioni moderne.
Messa in sicurezza della Torre Garisenda e stato dei lavori a Bologna nel 2026
Nell’ottobre 2023 il Comune di Bologna adottò misure straordinarie dopo che il sistema di monitoraggio aveva segnalato elementi anomali nell’evoluzione della torre. L’area attorno alla Garisenda venne chiusa e perimetrata. La decisione ha inciso sulla mobilità di una parte molto frequentata del centro, ma la priorità era evitare esposizioni inutili mentre tecnici e specialisti valutavano il comportamento della struttura.
I sensori non “prevedono” da soli il futuro di un monumento. Registrano spostamenti, oscillazioni, deformazioni e altri parametri che devono essere interpretati. La lettura richiede una squadra interdisciplinare, con competenze di ingegneria strutturale, geotecnica, diagnostica dei materiali e restauro. Nel caso di una torre inclinata, la differenza tra un movimento già noto e una variazione nuova è decisiva.
Il piano reso pubblico prevede una prima stabilizzazione mediante strutture metalliche temporanee, spesso descritte come cavalletti, destinate a vincolare e sostenere il manufatto nelle fasi più delicate. A questa misura dovrebbe seguire il consolidamento delle fondazioni, anche attraverso iniezioni di miscele compatibili con il terreno e con la muratura storica. Le modalità esecutive possono essere aggiornate sulla base delle indagini, perché un progetto di questa scala deve adattarsi ai dati raccolti durante il cantiere.
Le stime comunicate negli aggiornamenti disponibili indicano un investimento complessivo vicino a 20 milioni di euro e una prospettiva di completamento della messa in sicurezza e del restauro entro la fine del 2028. Nel 2025 ulteriori osservazioni sulla torsione della struttura hanno richiesto verifiche e un adeguamento della programmazione. Nel 2026 è corretto considerare queste scadenze come un quadro di lavoro amministrativo e tecnico, non come una promessa rigida di riapertura.
Il costo può sembrare elevato se confrontato con un restauro di facciata residenziale, che nel mercato italiano del 2026 può variare indicativamente da 80 a oltre 180 euro al metro quadrato secondo ponteggi, materiali e complessità. La Garisenda è però un altro ordine di intervento. Qui entrano in gioco monitoraggio continuo, protezione dello spazio pubblico, progettazione specialistica, opere provvisionali, studio del sottosuolo e tutela di un bene storico unico.
La chiusura non equivale a una rinuncia al turismo. Cambia il modo di vivere l’area. Le persone possono osservare le Due Torri dalle zone consentite, seguire gli aggiornamenti ufficiali e scegliere percorsi nel centro che rispettino le recinzioni. Questa disciplina è parte della conservazione. Entrare in un’area interdetta, cercare scorci ravvicinati oltre le barriere o trattare il cantiere come una semplice incombenza visiva significa ignorare il motivo per cui quelle misure esistono.
La gestione del monumento offre un criterio utile anche per chi possiede una casa storica. Se una muratura mostra lesioni nuove, se un pavimento si abbassa o se una porta comincia a non chiudersi dopo anni di funzionamento regolare, non basta coprire il segno con stucco e pittura. Occorre documentare il fenomeno e rivolgersi a un ingegnere strutturista o a un tecnico abilitato. La Garisenda ha nove secoli di storia, ma la regola di diagnosi prima dell’intervento vale per ogni edificio.
Il cantiere di Bologna non cerca di rendere invisibile la pendenza. Cerca di mettere in condizione il monumento di conservarla senza lasciare che un comportamento critico evolva senza controllo.
Visitare la Torre Garisenda rispettando il cantiere e il patrimonio di Bologna
Visitare la zona della Torre Garisenda nel 2026 richiede attenzione alle ordinanze del Comune di Bologna e agli aggiornamenti del cantiere. L’accesso diretto alla base e le visuali da piazza di Porta Ravegnana possono essere modificati per ragioni di sicurezza. Prima di programmare una visita, Lei dovrebbe verificare la viabilità pedonale, le deviazioni del trasporto pubblico e le eventuali aperture legate alla Torre degli Asinelli.
Un equivoco ricorrente riguarda i gradini. I 498 gradini e l’altezza di circa 97,2 metri appartengono alla Torre degli Asinelli, non alla Garisenda. La torre inclinata, alta approssimativamente 48 metri, non va quindi descritta come se offrisse lo stesso percorso di salita. Distinguere le due strutture evita informazioni imprecise e aiuta a capire perché il loro rapporto visivo sia tanto particolare.
La scelta del punto di osservazione cambia la percezione della pendenza. Da via Rizzoli la Garisenda appare inserita nel flusso urbano e nelle facciate continue del centro. Da Strada Maggiore o dalla zona di piazza della Mercanzia, la relazione tra la sua parte alta e l’Asinelli risulta più evidente. Non serve avvicinarsi alle recinzioni per cogliere l’inclinazione. Una distanza adeguata permette anzi di leggere meglio la geometria generale.
Chi desidera fotografarla dovrebbe evitare correzioni prospettiche aggressive. Gli smartphone tendono a raddrizzare automaticamente le linee verticali e possono alterare la pendenza reale. Disattivare, quando possibile, la correzione verticale automatica e mantenere l’apparecchio parallelo al piano stradale produce immagini più oneste. Non è una questione da fotografi professionisti. È un modo semplice per non trasformare un dato architettonico in un effetto artificiale.
Anche l’abbigliamento e l’organizzazione della visita hanno un peso pratico. Il centro storico richiede scarpe con suola stabile, soprattutto nei tratti con pavimentazioni irregolari o bagnate. Le aree di cantiere riducono talvolta la larghezza dei passaggi. Chi si muove con passeggini, sedie a rotelle o bagagli dovrebbe controllare in anticipo i percorsi accessibili indicati dal Comune.
La Garisenda non è un oggetto separato dalla vita contemporanea della città. Attorno a lei passano residenti, studenti, lavoratori e visitatori. La protezione del monumento deve convivere con questa densità urbana, e proprio per questo le soluzioni provvisorie possono avere un impatto visivo rilevante. Accettarlo significa riconoscere che il restauro non è uno spettacolo, ma un lavoro lungo fatto di rilievi, verifiche e scelte reversibili dove possibile.
La vista più utile resta quella che lascia spazio alla torre e al suo contesto. Osservi i corsi orizzontali dei laterizi, il contrasto con la selenite alla base e il rapporto fra la massa più bassa della Garisenda e lo slancio dell’Asinelli.
Perché la Torre Garisenda pende?
La pendenza deriva da un cedimento differenziale del terreno di fondazione avvenuto già durante la costruzione medievale. Il suolo dell’area, condizionato da depositi e dalla storia idrografica locale, non sostenne in modo uniforme il peso della torre.
Quanto è alta la Torre Garisenda?
La sua altezza attuale è di circa 48 metri. In origine era probabilmente alta attorno ai 60 metri, ma nel XIV secolo venne abbassata per ridurre il carico e contenere i problemi legati all’inclinazione.
La Torre Garisenda pende più della Torre di Pisa?
La Garisenda è spesso indicata con un’inclinazione vicina a 4 gradi e un fuori piombo di circa 3,22 metri. La Torre di Pisa, dopo gli interventi di stabilizzazione, è generalmente riportata attorno a 3,97 gradi.
Si può salire sulla Torre Garisenda?
La Garisenda non va confusa con la Torre degli Asinelli, associata ai 498 gradini. Dal 2023 l’area della Garisenda è interessata da misure di sicurezza e lavori; occorre verificare le disposizioni comunali aggiornate prima della visita.
Quando finiranno i lavori della Torre Garisenda?
Gli aggiornamenti disponibili nel 2026 indicano una prospettiva di completamento della messa in sicurezza e del restauro entro la fine del 2028. Le tempistiche restano legate agli esiti delle indagini e alle necessità del cantiere specialistico.