PIANTE DA INTERNO · 37 SCHEDE
Piante da interno, scheda per scheda
Una pianta d'appartamento muore quasi sempre per due ragioni: troppa acqua o troppo poca luce. Qui trova, per ciascuna specie, quanta luce chiede davvero, ogni quanto va annaffiata secondo la stagione, fino a che temperatura regge e se è sicura in una casa con bambini o animali.
La luce si misura in distanza dalla finestra
Dire che una pianta vuole « luce indiretta » non basta, perché a mezzo metro da una finestra a sud la luce indiretta è ancora molto intensa e a quattro metri dalla stessa finestra non lo è più affatto. La regola pratica è guardare la finestra dal punto in cui sta la pianta: se la si vede tutta, la luce è buona; se se ne vede metà, è media; se non se ne vede quasi nulla, la pianta sta in ombra qualunque sia la stanza.
L'esposizione conta quanto la distanza. Una finestra a nord dà luce fredda e costante tutto il giorno, che va bene per felci, pothos e sansevierie. Una finestra a sud dà sole diretto nelle ore centrali, che brucia le foglie della maggior parte delle piante tropicali se non è filtrato da una tenda.
Si annaffia il terriccio, non il calendario
L'errore più diffuso è annaffiare a giorni fissi. Il fabbisogno cambia con la stagione, con il riscaldamento acceso, con la dimensione del vaso e con la luce ricevuta: la stessa pianta può volere acqua ogni cinque giorni in luglio e ogni venti in gennaio.
Il metodo che funziona è il dito: si affonda per due o tre centimetri nel terriccio e si annaffia solo se è asciutto a quella profondità. Il sottovaso non deve restare pieno d'acqua, perché è così che marciscono le radici, ed è la prima causa di morte delle piante in appartamento.
Piante e animali domestici
Molte piante d'appartamento diffusissime sono tossiche se ingerite: dieffenbachia, spatifillo, monstera, pothos, filodendri, alocasia e ficus contengono ossalati di calcio o lattici irritanti. Con un gatto che mordicchia le foglie o un bambino piccolo che porta tutto alla bocca, la scelta va fatta prima di comprare e non dopo.
Ogni scheda di questa raccolta riporta l'informazione. In caso di ingestione, il riferimento è il veterinario o un centro antiveleni, non una ricerca in rete.
Valori indicativi rilevati a luglio 2026. Le esigenze reali di una pianta cambiano con l'esposizione della stanza, con la stagione e con il ricambio d'aria. Le indicazioni di tossicità riguardano l'ingestione e sono un criterio di scelta, non un parere medico o veterinario: in caso di ingestione si rivolga a un centro antiveleni o al suo veterinario.
Domande frequenti
Quali piante da interno resistono alla poca luce?
Sansevieria, zamioculcas, pothos, spatifillo, aspidistra e felce di Boston tollerano una luce bassa, cioè una posizione a qualche metro dalla finestra o davanti a un affaccio a nord. Nessuna pianta vive senza luce: anche le più tolleranti rallentano molto la crescita e perdono la variegatura delle foglie se restano al buio.
Ogni quanto si annaffiano le piante da appartamento?
Non a giorni fissi, ma quando il terriccio è asciutto per due o tre centimetri di profondità. In estate, con luce e caldo, può voler dire ogni cinque giorni; in inverno, con la pianta in riposo, anche ogni venti. Il sottovaso non va mai lasciato pieno d'acqua.
Perché le foglie ingialliscono?
L'ingiallimento diffuso con terriccio umido indica quasi sempre un eccesso d'acqua e un principio di marciume radicale. Se invece le foglie ingialliscono partendo dalle punte e il terriccio è secco, si tratta di carenza d'acqua o di aria troppo secca. Foglie che sbiadiscono in modo uniforme indicano luce insufficiente.
Quali piante da interno sono sicure con un gatto?
Tra quelle diffuse, calathea, maranta, felce di Boston, chlorophytum, hoya, peperomia, kentia e areca non sono considerate tossiche per gatti e cani. Restano invece da evitare dieffenbachia, spatifillo, monstera, pothos, filodendri, alocasia, croton e i ficus. Ogni scheda riporta l'indicazione.
Quando si rinvasa una pianta da appartamento?
Quando le radici escono dai fori di drenaggio, quando l'acqua attraversa il vaso senza essere trattenuta o quando la crescita si ferma nonostante cure regolari. Il periodo migliore è la primavera, e il vaso nuovo va scelto solo due o tre centimetri più largo del precedente: un salto troppo grande lascia terra bagnata attorno alle radici.
