{"id":487,"date":"2026-09-02T21:40:21","date_gmt":"2026-09-02T21:40:21","guid":{"rendered":"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/quarto-stato-pellizza-significato\/"},"modified":"2026-09-13T16:13:47","modified_gmt":"2026-09-13T16:13:47","slug":"quarto-stato-pellizza-significato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/quarto-stato-pellizza-significato\/","title":{"rendered":"Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo: significato"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In breve<\/strong> Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo \u00e8 un dipinto storico completato nel 1901, oggi conservato alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano. Raffigura una folla di lavoratori che avanza con disciplina e fermezza, trasformando una protesta locale in un\u2019immagine universale di diritti civili e coscienza collettiva.<\/p>\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><strong>Il Quarto Stato<\/strong> misura 283 \u00d7 550 cm ed \u00e8 realizzato a olio su tela con tecnica divisionista.<\/li><li>Il titolo identifica il proletariato come classe distinta da clero, nobilt\u00e0 e borghesia.<\/li><li>Le tre figure davanti alla folla danno alla marcia un volto umano, familiare e civile.<\/li><li>La luce, i gesti e la composizione mostrano un avanzamento pacifico, non una scena di scontro.<\/li><li>L\u2019opera nacque dopo studi come Ambasciatori della fame, La Fiumana e Il cammino dei lavoratori.<\/li><\/ul>\n\n<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_87 counter-hierarchy ez-toc-counter ez-toc-grey ez-toc-container-direction\">\n<div class=\"ez-toc-title-container\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Sommaire<\/p>\n<span class=\"ez-toc-title-toggle\"><a href=\"#\" class=\"ez-toc-pull-right ez-toc-btn ez-toc-btn-xs ez-toc-btn-default ez-toc-toggle\" aria-label=\"Toggle Table of Content\"><span class=\"ez-toc-js-icon-con\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #999;color:#999\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: #999;color:#999\" class=\"arrow-unsorted-368013\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" width=\"10px\" height=\"10px\" viewBox=\"0 0 24 24\" version=\"1.2\" baseProfile=\"tiny\"><path d=\"M18.2 9.3l-6.2-6.3-6.2 6.3c-.2.2-.3.4-.3.7s.1.5.3.7c.2.2.4.3.7.3h11c.3 0 .5-.1.7-.3.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7zM5.8 14.7l6.2 6.3 6.2-6.3c.2-.2.3-.5.3-.7s-.1-.5-.3-.7c-.2-.2-.4-.3-.7-.3h-11c-.3 0-.5.1-.7.3-.2.2-.3.5-.3.7s.1.5.3.7z\"\/><\/svg><\/span><\/span><\/span><\/a><\/span><\/div>\n<nav><ul class='ez-toc-list ez-toc-list-level-1 eztoc-toggle-hide-by-default' ><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-1\" href=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/quarto-stato-pellizza-significato\/#Il_Quarto_Stato_di_Pellizza_da_Volpedo_significato_sociale_e_politico_dellopera\" >Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo: significato sociale e politico dell\u2019opera<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-2\" href=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/quarto-stato-pellizza-significato\/#La_storia_di_Il_Quarto_Stato_dagli_Ambasciatori_della_fame_al_dipinto_del_1901\" >La storia di Il Quarto Stato: dagli Ambasciatori della fame al dipinto del 1901<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-3\" href=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/quarto-stato-pellizza-significato\/#Analisi_di_Il_Quarto_Stato_composizione_personaggi_e_movimento_della_folla\" >Analisi di Il Quarto Stato: composizione, personaggi e movimento della folla<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/quarto-stato-pellizza-significato\/#La_tecnica_divisionista_di_Pellizza_da_Volpedo_e_la_costruzione_della_luce\" >La tecnica divisionista di Pellizza da Volpedo e la costruzione della luce<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-5\" href=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/quarto-stato-pellizza-significato\/#Il_Quarto_Stato_nellarte_italiana_ricezione_memoria_e_valore_attuale\" >Il Quarto Stato nell\u2019arte italiana: ricezione, memoria e valore attuale<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Il_Quarto_Stato_di_Pellizza_da_Volpedo_significato_sociale_e_politico_dellopera\"><\/span>Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo: significato sociale e politico dell\u2019opera<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guardare <strong>Il Quarto Stato<\/strong> significa trovarsi davanti a una folla che non corre, non aggredisce e non si disperde. Avanza verso chi osserva con una lentezza controllata. Giuseppe Pellizza da Volpedo sceglie questa postura per dare forma alla rivendicazione dei lavoratori della fine dell\u2019Ottocento, quando nelle campagne e nei centri industriali italiani si faceva pi\u00f9 forte la richiesta di salario, dignit\u00e0 e rappresentanza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dipinto venne completato nel 1901, dopo un percorso di studi avviato nel 1891. Il primo nucleo dell\u2019idea derivava dalla partecipazione dell\u2019artista a una manifestazione di lavoratori a Torino. Pellizza comprese che l\u2019arte italiana poteva affrontare la questione sociale senza ridurre le persone dipinte a una folla anonima o a un semplice episodio di cronaca.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il termine \u201cquarto stato\u201d non indica i mezzi di comunicazione, come avviene nell\u2019uso moderno dell\u2019espressione. Fa riferimento al <strong>proletariato<\/strong>, percepito come una nuova classe sociale. Nella tradizione francese dell\u2019Ancien R\u00e9gime, il primo stato era il clero, il secondo la nobilt\u00e0 e il terzo raccoglieva la parte restante della popolazione, dalla borghesia urbana ai contadini.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con la crescita dell\u2019industria e con la trasformazione del lavoro agricolo, la classe operaia venne riconosciuta come soggetto separato. Produceva una parte decisiva della ricchezza moderna, ma disponeva di una rappresentanza politica limitata. Pellizza attribuisce alla sua tela proprio questa presenza: non una massa da controllare, bens\u00ec cittadini che chiedono di essere ascoltati.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scena \u00e8 ambientata con ogni probabilit\u00e0 in piazza Malaspina, a Volpedo, nel territorio oggi appartenente alla provincia di Alessandria. Il luogo non \u00e8 un fondale casuale. \u00c8 uno spazio riconoscibile per l\u2019artista, legato alla realt\u00e0 contadina che conosceva e al rapporto tra braccianti, proprietari terrieri e istituzioni locali.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>significato<\/strong> dell\u2019opera non coincide quindi con un invito alla violenza. Le mani dei manifestanti sono vuote. I loro corpi procedono uniti, mentre gli sguardi restano rivolti in avanti. Il messaggio sta nella determinazione razionale di chi considera i propri diritti un fatto concreto, non una concessione benevola.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La composizione mette in primo piano due uomini e una donna con un bambino in braccio. Non sono capi militari. Sono rappresentanti della vita quotidiana del lavoro, delle famiglie e di una comunit\u00e0 che ha alle spalle una moltitudine. La presenza femminile evita di ridurre il movimento operaio a una questione solo maschile: il lavoro, la povert\u00e0 e le conseguenze delle rivendicazioni coinvolgevano interi nuclei familiari.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pellizza da Volpedo non dipinge un momento di vittoria gi\u00e0 acquisita. Dipinge l\u2019atto di andare incontro alla controparte, di occupare visivamente lo spazio pubblico. Questo dettaglio cambia la lettura del quadro. La marcia non \u00e8 l\u2019epilogo di una storia, \u00e8 la richiesta di aprire una trattativa su condizioni pi\u00f9 giuste.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cultura socialista umanitaria dell\u2019epoca \u00e8 presente, ma l\u2019opera non funziona come un manifesto con parole d\u2019ordine. Funziona attraverso una scena costruita con luce, gesti e distanza. Per questo \u00e8 rimasta comprensibile anche al di fuori del contesto politico originario e ha assunto un posto stabile nella memoria visiva italiana.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2026, la forza dell\u2019immagine resta legata alla sua misura umana. I lavoratori non sono simboli astratti: hanno abiti pesanti, passi diversi, mani visibili e volti segnati. Pellizza rende civile la protesta proprio perch\u00e9 la ancora ai corpi reali e alla loro presenza nello spazio comune.<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1916\" height=\"821\" src=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/il-quarto-stato-di-pellizza-da-volpedo-significa-illustratio.jpg\" alt=\"Illustration \u00e9ditoriale du sujet : Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo: significato\" class=\"wp-image-594\" srcset=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/il-quarto-stato-di-pellizza-da-volpedo-significa-illustratio.jpg 1916w, https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/il-quarto-stato-di-pellizza-da-volpedo-significa-illustratio-300x129.jpg 300w, https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/il-quarto-stato-di-pellizza-da-volpedo-significa-illustratio-1024x439.jpg 1024w, https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/il-quarto-stato-di-pellizza-da-volpedo-significa-illustratio-768x329.jpg 768w, https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/il-quarto-stato-di-pellizza-da-volpedo-significa-illustratio-1536x658.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1916px) 100vw, 1916px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Illustration g\u00e9n\u00e9r\u00e9e par intelligence artificielle.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_storia_di_Il_Quarto_Stato_dagli_Ambasciatori_della_fame_al_dipinto_del_1901\"><\/span>La storia di Il Quarto Stato: dagli Ambasciatori della fame al dipinto del 1901<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Quarto Stato non nacque in pochi mesi davanti a una tela definitiva. Pellizza lavor\u00f2 sullo stesso tema per circa dieci anni, modificando la quantit\u00e0 di figure, l\u2019inquadratura, i colori e il peso dei gesti. Questo percorso \u00e8 utile per capire perch\u00e9 il dipinto finale appaia compatto: ogni elemento \u00e8 il risultato di prove precedenti, non di una scelta improvvisata.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1891 l\u2019artista avvi\u00f2 il primo studio, intitolato <strong>Ambasciatori della fame<\/strong>. La scena mostrava gi\u00e0 alcuni lavoratori in testa a un gruppo pi\u00f9 ampio, indirizzati verso un palazzo della piazza. Il titolo era diretto e duro: la fame veniva trattata come un fatto sociale, non come un destino individuale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei primi disegni la scena era osservata pi\u00f9 dall\u2019alto e le figure erano disposte in modo ordinato, quasi geometrico. Il palazzo proiettava un\u2019ombra davanti agli ambasciatori, suggerendo un rapporto evidente tra chi chiede e chi detiene il potere. La scelta rendeva il contesto locale molto leggibile, ma limitava la forza con cui il gruppo si rivolgeva allo spettatore.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pellizza realizz\u00f2 altre versioni di Ambasciatori della fame nel 1892 e nel 1895. In quella fase introdusse anche gruppi di donne e bambini. La protesta si allarg\u00f2 cos\u00ec dalla rappresentazione di alcuni delegati maschili alla condizione pi\u00f9 ampia di una popolazione che viveva di lavoro manuale e dipendeva dai ritmi delle campagne.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1895 arriv\u00f2 <strong>La Fiumana<\/strong>, un grande passaggio tecnico e visivo. La tela, oggi a Palazzo Citterio a Milano, misura 255 \u00d7 438 cm. Il gruppo di persone cresce, l\u2019architettura arretra e la folla prende la forma di una corrente larga, pi\u00f9 vicina a un movimento collettivo che a una delegazione davanti a un edificio.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tavolozza di La Fiumana \u00e8 pi\u00f9 scura e costruita con contrasti tra gialli, rossi, blu e verdi. Le terre assumono tonalit\u00e0 sulfuree, mentre il cielo e lo sfondo vegetale si fanno intensi. Pellizza cerca una massa viva, capace di trasmettere speranza ma anche tensione, senza trasformare il quadro in una rappresentazione aggressiva.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il passaggio successivo \u00e8 Il cammino dei lavoratori, avviato nel 1898. Qui le figure anteriori acquistano maggiore individualit\u00e0. I corpi sono modellati con pi\u00f9 attenzione, i movimenti delle mani diventano leggibili e la donna in primo piano non resta ferma con il bambino: partecipa al gesto della marcia.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il contesto storico contribu\u00ec a irrigidire il tono dell\u2019opera. Nel maggio 1898, a Milano, la repressione delle proteste popolari ordinata dal generale Fiorenzo Bava Beccaris provoc\u00f2 numerose vittime. Pellizza non riproduce quel fatto in forma narrativa, ma il clima di violenza e di conflitto rafforz\u00f2 la sua volont\u00e0 di definire il lavoro come tema politico e civile.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La versione finale richiese tre anni, dal 1898 al 1901. In origine l\u2019artista la chiamava ancora Il cammino dei lavoratori. Il titolo definitivo, Il Quarto Stato, colloca per\u00f2 l\u2019opera oltre la cronaca di una marcia locale e la collega a una lettura pi\u00f9 ampia delle classi sociali, maturata anche attraverso discussioni sul pensiero socialista europeo.<\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table>\n<thead>\n<tr>\n<th>Fase dell\u2019opera<\/th>\n<th>Data<\/th>\n<th>Caratteristica visiva<\/th>\n<th>Idea dominante<\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Ambasciatori della fame<\/td>\n<td>1891-1895<\/td>\n<td>Delegati davanti al gruppo e presenza del palazzo<\/td>\n<td>La richiesta di chi subisce la povert\u00e0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>La Fiumana<\/td>\n<td>1895-1898<\/td>\n<td>Folla pi\u00f9 vasta, colori scuri, inquadratura bassa<\/td>\n<td>Una corrente umana in cerca di giustizia<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Il cammino dei lavoratori<\/td>\n<td>Dal 1898<\/td>\n<td>Figure pi\u00f9 definite e gesti pi\u00f9 eloquenti<\/td>\n<td>La coscienza della classe lavoratrice<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Il Quarto Stato<\/td>\n<td>1901<\/td>\n<td>283 \u00d7 550 cm, luce frontale e avanzata compatta<\/td>\n<td>Il proletariato come soggetto storico<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table><\/figure>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa successione permette di leggere il dipinto senza fermarsi alla sua fama. Le diverse versioni mostrano un artista che rifiuta sia l\u2019illustrazione sentimentale della miseria sia la retorica dello scontro. Il risultato finale \u00e8 pi\u00f9 controllato di La Fiumana, ma anche pi\u00f9 diretto nel modo in cui mette la folla davanti agli occhi di chi guarda.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lentezza del lavoro di Pellizza ha un parallelo con altri processi creativi dell\u2019arte italiana, dove studio del corpo, geometria e osservazione dal vero procedono insieme. Per cogliere il ruolo della proporzione e della figura umana nella tradizione figurativa, pu\u00f2 essere utile confrontare questo approccio con <a href=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/uomo-vitruviano-leonardo\/\">l\u2019Uomo Vitruviano di Leonardo<\/a>, nato da finalit\u00e0 molto diverse ma ugualmente attento al rapporto tra corpo e spazio.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Quarto Stato \u00e8 dunque un\u2019opera costruita per stratificazione. La piazza, i contadini e i singoli gesti restano legati a Volpedo, mentre la forma finale porta la scena fuori dal paese e la consegna alla storia dell\u2019arte e della societ\u00e0 italiana.<\/p>\n\n<figure class=\"is-provider-youtube is-type-video wp-block-embed wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Giuseppe Pellizza da Volpedo: vita e opere in 10 punti\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/lOXsFm8Tlmc?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Analisi_di_Il_Quarto_Stato_composizione_personaggi_e_movimento_della_folla\"><\/span>Analisi di Il Quarto Stato: composizione, personaggi e movimento della folla<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima lettura del dipinto passa dalla sua scala. <strong>283 \u00d7 550 centimetri<\/strong> non sono una misura neutra: la tela \u00e8 larga quanto una parete importante e obbliga chi la guarda a confrontarsi con una presenza fisica. La folla non appare lontana o miniaturizzata, ma occupa un campo visivo largo e basso, come se stesse entrando nella stanza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La composizione poggia su una prima fila composta da tre figure principali. A sinistra dello spettatore avanza una donna scalza, con un bambino in braccio. Il suo braccio libero costruisce un gesto di chiamata e di accompagnamento, mentre le pieghe dell\u2019abito rendono evidente il movimento in avanti.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La figura femminile fu modellata sulla moglie dell\u2019artista, Teresa Bidone. Questo dato non serve a trasformare il quadro in un ritratto privato. Mostra invece il metodo di Pellizza, che faceva posare persone conosciute del luogo e non cercava figure generiche da accademia.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al centro procede un uomo descritto dall\u2019artista come un lavoratore intelligente e ardente. Tiene una mano in tasca e porta una giacca sulla spalla. \u00c8 un atteggiamento quotidiano, quasi privo di teatralit\u00e0, ma il corpo eretto e lo sguardo frontale gli attribuiscono una funzione guida.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul lato opposto compare un altro uomo, pi\u00f9 raccolto e pensieroso. Anche lui porta una giacca sulla spalla. La diversa postura impedisce di leggere i due uomini come duplicati: Pellizza costruisce una guida plurale, fatta di fermezza, riflessione e responsabilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro di loro, il gruppo si distribuisce orizzontalmente. Alcuni adulti portano bambini, altri si proteggono gli occhi dalla luce, altri ancora parlano tra loro o guardano davanti a s\u00e9. Non c\u2019\u00e8 una folla uniforme. Ci sono persone differenti, tenute insieme dalla direzione comune della marcia.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le teste sullo sfondo formano una linea quasi regolare, mentre i piedi costruiscono un andamento pi\u00f9 curvo. Da questo contrasto nasce un effetto simile a un\u2019onda. Il movimento non esplode verso l\u2019alto e non si frammenta lateralmente: procede in avanti, con un peso lento e continuo.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>Realismo sociale<\/strong> di Pellizza non consiste soltanto nel raffigurare abiti da lavoro, volti popolari e una piazza concreta. Consiste nel rendere credibile il comportamento del gruppo. I manifestanti non hanno pose eroiche da monumento, eppure l\u2019insieme assume una solennit\u00e0 che richiama i fregi classici e la pittura del Rinascimento.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La critica ha riconosciuto in questa disposizione un dialogo con modelli quali la Scuola di Atene di Raffaello e l\u2019Ultima Cena di Leonardo. La citazione non \u00e8 letterale. Pellizza utilizza l\u2019ordine della pittura storica per raccontare un soggetto moderno, mettendo i lavoratori nello spazio che la tradizione riservava a filosofi, apostoli, sovrani o condottieri.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fondo del quadro resta pi\u00f9 scuro, con vegetazione e cielo dai toni blu-violacei. La luce investe invece la parte avanzata del gruppo. \u00c8 una scelta di <strong>Simbolismo<\/strong> controllato: il chiarore non cancella la fatica rappresentata, ma separa visivamente l\u2019avanzata della comunit\u00e0 da un passato percepito come opaco e diseguale.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le mani sono un dettaglio decisivo. Non impugnano armi n\u00e9 strumenti minacciosi. Una mano indica, un\u2019altra ripara gli occhi, altre si appoggiano ai bambini o seguono il movimento del corpo. Questo linguaggio non verbale comunica richiesta, attenzione e volont\u00e0 di essere presenti nel confronto pubblico.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un quadro del genere richiede una visione a distanza e una visione ravvicinata. Da alcuni metri emerge il flusso generale. Avvicinandosi, appaiono le variazioni degli sguardi, delle stoffe e delle pennellate. \u00c8 un procedimento simile a quello di certi interni progettati con materiali differenti: da lontano conta il volume, da vicino la qualit\u00e0 del bordo, della superficie e della giunzione.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forza della scena dipende dal fatto che nessuno dei protagonisti domina completamente gli altri. La prima fila apre il cammino, ma la folla dietro le d\u00e0 peso, storia e ragione. Senza quella massa di volti, Il Quarto Stato sarebbe il ritratto di tre persone; con essa diventa un\u2019immagine del movimento operaio.<\/p>\n\n<figure class=\"is-provider-youtube is-type-video wp-block-embed wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Giuseppe Pellizza da Volpedo | Il quarto stato | I racconti dell&amp;apos;arte\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RbmGDJ4BZZ4?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_tecnica_divisionista_di_Pellizza_da_Volpedo_e_la_costruzione_della_luce\"><\/span>La tecnica divisionista di Pellizza da Volpedo e la costruzione della luce<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Quarto Stato viene spesso definito un quadro divisionista, ma la parola va resa concreta. La tecnica non consiste in piccoli punti messi casualmente sulla superficie. Pellizza dispone tocchi, filamenti e accostamenti di colore separato affinch\u00e9 l\u2019occhio li ricomponga a distanza, producendo vibrazioni luminose e passaggi cromatici pi\u00f9 complessi.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il divisionismo italiano nasce nel confronto con il neoimpressionismo francese, ma sviluppa una propria direzione. Artisti come Pellizza usano la teoria dei contrasti complementari e della scomposizione del colore, senza rinunciare alla forza emotiva del soggetto. La ricerca scientifica sulla luce viene quindi applicata a temi sociali, paesaggi e figure.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tela del 1901 dominano ocra rosati, gialli caldi, bruni della terra, blu e violetto dello sfondo. Queste tinte non sono mescolate soltanto sulla tavolozza. Spesso sono accostate in tratti sottili, cos\u00ec da far percepire una superficie mobile, soprattutto nelle zone illuminate dei vestiti e del terreno.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 lontano dalla superficie liscia e uniforme di molta pittura accademica. Un volto, una giacca o una zona d\u2019ombra possiedono una materia visibile. Chi osserva da vicino riconosce la costruzione manuale dell\u2019immagine; chi osserva da lontano riceve l\u2019impressione di una luce naturale che avvolge le figure.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pellizza spieg\u00f2 in una lettera del 18 maggio 1898 il proprio interesse per i contrasti, per i complementari e per la divisione del colore. Prima elaborava studi e cartoni preparatori, poi lavorava con attenzione dal vero sui dettagli. Il procedimento era lento, perch\u00e9 un cambiamento nella luce o in una figura influiva sull\u2019equilibrio complessivo della tela.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa precisione si nota nel rapporto tra sfondo e primo piano. Il cielo non \u00e8 una campitura piatta. Alterna zone pi\u00f9 serene e addensamenti nuvolosi. La vegetazione forma una fascia scura, mentre l\u2019area su cui avanzano i lavoratori riceve una luminosit\u00e0 dorata che non appare decorativa, ma funzionale alla lettura del movimento.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnica sostiene il significato. Il gruppo \u00e8 composto da individui distinti, come i tocchi di colore che rimangono separati sulla tela. A una certa distanza, per\u00f2, questi elementi costruiscono un insieme coerente. L\u2019analogia non va forzata, ma aiuta a capire perch\u00e9 il linguaggio divisionista si adatti bene alla rappresentazione di una collettivit\u00e0 organizzata.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>dipinto storico<\/strong> evita gli effetti facili. Non ricorre a un rosso dominante per creare allarme, n\u00e9 a contrasti violenti per simulare un tumulto. La scelta cromatica fa sentire la densit\u00e0 dell\u2019aria e la gravit\u00e0 della terra. I lavoratori avanzano nella luce, ma portano ancora addosso la materia scura della fatica quotidiana.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In termini di conservazione, un\u2019opera di 283 \u00d7 550 cm richiede spazi e condizioni adeguate. Luce diretta, sbalzi di umidit\u00e0 e movimentazioni frequenti incidono sulla lettura e sulla stabilit\u00e0 della superficie pittorica. Il restauro eseguito da Giovanni Rossi nel 1976 rappresent\u00f2 un passaggio rilevante nella storia materiale del quadro.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 1980 l\u2019opera pass\u00f2 alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano, dopo essere stata esposta anche a Palazzo Marino e, dal 2010, al Museo del Novecento. Dal 7 luglio 2022 \u00e8 nuovamente indicata nella sede della GAM milanese. Per chi programma una visita, la collocazione va sempre verificata sul sito dell\u2019istituzione, perch\u00e9 allestimenti e prestiti possono cambiare.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Milano \u00e8 una citt\u00e0 in cui arte, architettura e memoria del lavoro si incontrano spesso nello stesso paesaggio urbano. Anche la lettura della <a href=\"https:\/\/sfogliamo.it\/blog\/attualita\/torre-velasca-milano\/\">Torre Velasca a Milano<\/a> aiuta a osservare come una costruzione possa condensare dibattiti sul rapporto tra forma, societ\u00e0 e identit\u00e0 cittadina, pur appartenendo a un\u2019epoca e a un linguaggio lontani da Pellizza.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pittura divisionista non serve quindi a rendere pi\u00f9 gradevole la scena. Serve a farla respirare. La luce si spezza sulla tela, si ricompone nell\u2019occhio e accompagna il passo della folla senza trasformare il dramma sociale in una decorazione.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Il_Quarto_Stato_nellarte_italiana_ricezione_memoria_e_valore_attuale\"><\/span>Il Quarto Stato nell\u2019arte italiana: ricezione, memoria e valore attuale<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Il Quarto Stato venne mostrato al pubblico all\u2019Esposizione Internazionale d\u2019Arte Decorativa Moderna di Torino nel 1902, non ottenne il riconoscimento istituzionale che oggi potrebbe sembrare naturale. La giuria non premi\u00f2 l\u2019opera e nessun museo la acquist\u00f2 subito. Questa accoglienza iniziale dimostra quanto un\u2019opera oggi centrale nell\u2019arte italiana potesse apparire scomoda o difficile da collocare nei circuiti ufficiali.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pubblico legato al mondo del lavoro e vari artisti accolsero invece la tela con interesse. Dal 1903 l\u2019immagine inizi\u00f2 a circolare attraverso riviste e pubblicazioni socialiste. Riproduzioni apparse in periodici come Unione, L\u2019Avanguardia socialista e Avanti! della domenica portarono il quadro fuori dalle sale espositive e lo trasformarono in un riferimento visivo del movimento operaio.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La circolazione a stampa cambi\u00f2 profondamente la vita dell\u2019opera. Una tela di oltre cinque metri \u00e8 accessibile a poche persone per volta e in un luogo preciso. Una riproduzione, anche modesta, raggiunge case, sedi associative, giornali e spazi di discussione politica. Il Quarto Stato divenne cos\u00ec popolare prima ancora di essere pienamente accolto dalla critica accademica.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pellizza vide l\u2019opera esposta solo un\u2019altra volta, a Roma nel 1907, presso la Societ\u00e0 Promotrice di Belle Arti. Mor\u00ec nello stesso anno. Dopo la sua scomparsa, la tela rimase nella disponibilit\u00e0 della famiglia e per un periodo non fu visibile al grande pubblico. La fama dell\u2019immagine continu\u00f2 tuttavia a crescere attraverso le sue riproduzioni.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1920, durante una retrospettiva alla Galleria Pesaro di Milano, il quadro colp\u00ec Guido Marangoni, consigliere comunale socialista e critico d\u2019arte. Attraverso una sottoscrizione pubblica, il Comune di Milano lo acquist\u00f2 per <strong>50.000 lire nel 1920<\/strong>. La cifra va letta nel suo contesto storico, non convertita meccanicamente in euro: segnala soprattutto la volont\u00e0 civica di far entrare l\u2019opera in una collezione pubblica.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante il regime fascista, negli anni Trenta, la tela venne arrotolata e custodita nei depositi del Castello Sforzesco. Il gesto materiale di arrotolare un\u2019opera cos\u00ec grande parla anche del suo peso simbolico. Un\u2019immagine che mette al centro il proletariato organizzato non poteva essere neutra in un clima politico fondato sul controllo della rappresentazione pubblica.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la guerra, Il Quarto Stato torn\u00f2 visibile nel 1954. Negli anni Cinquanta e Sessanta divent\u00f2 un riferimento stabile nel dibattito culturale e politico italiano. Lo storico dell\u2019arte Corrado Maltese lo defin\u00ec nel 1960 il maggiore monumento che il movimento dei lavoratori avesse potuto vantare in Italia, giudizio che contribu\u00ec a consolidarne la notoriet\u00e0.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua influenza arriv\u00f2 anche al cinema. Giuseppe De Santis riprese l\u2019idea di una fila di lavoratori in avanzata nel film neorealista Caccia tragica del 1947. Bernardo Bertolucci apr\u00ec il film Novecento del 1976 con un lento avvicinamento all\u2019immagine di Pellizza, riconoscendole una capacit\u00e0 immediata di evocare conflitto sociale, campagne e storia collettiva.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa diffusione comporta anche una difficolt\u00e0. Quando un\u2019immagine viene usata su copertine, manifesti e materiali pubblicitari, rischia di diventare un\u2019icona semplificata. Osservare il quadro dal vero permette di recuperare ci\u00f2 che le riproduzioni appiattiscono: la complessit\u00e0 delle pennellate, la differenza tra le figure e la costruzione rigorosa delle distanze.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il valore attuale dell\u2019opera non dipende dall\u2019applicare automaticamente le categorie politiche del 1901 a ogni problema contemporaneo. Dipende dalla sua capacit\u00e0 di far vedere che il lavoro ha corpi, famiglie, relazioni e spazio pubblico. Pellizza non mette in scena un\u2019astrazione economica. Mostra persone che scelgono di avanzare insieme perch\u00e9 la condizione individuale non basta pi\u00f9 a spiegare la loro vita.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La GAM di Milano conserva oggi un\u2019opera che richiede tempo di osservazione, non soltanto una fotografia rapida. La larghezza della tela, il passo dei protagonisti e il trattamento della luce producono un effetto diverso rispetto alle immagini digitali. Chi la guarda con calma vede un gruppo che non invade lo spazio: lo reclama con presenza, ordine e consapevolezza.<\/p>\n\n<h3>Che cosa rappresenta Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo?<\/h3>\n<p>Rappresenta una marcia pacifica di lavoratori e famiglie contadine che avanzano per chiedere diritti e riconoscimento sociale. La scena \u00e8 probabilmente ambientata in piazza Malaspina a Volpedo.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 il dipinto si chiama Il Quarto Stato?<\/h3>\n<p>Il titolo indica il proletariato come quarta classe sociale, distinta da clero, nobilt\u00e0 e terzo stato. Pellizza attribuisce ai lavoratori un ruolo storico autonomo e collettivo.<\/p>\n<h3>Quale tecnica usa Pellizza da Volpedo nel Quarto Stato?<\/h3>\n<p>L\u2019opera usa la tecnica divisionista, basata sull\u2019accostamento di piccoli tocchi di colori separati. Osservati a distanza, questi tocchi producono luce e vibrazioni cromatiche.<\/p>\n<h3>Quanto misura Il Quarto Stato?<\/h3>\n<p>La tela misura 283 \u00d7 550 centimetri. Le dimensioni monumentali fanno percepire l\u2019avanzata dei lavoratori come una presenza fisica davanti allo spettatore.<\/p>\n<h3>Dove si trova oggi Il Quarto Stato?<\/h3>\n<p>Dal 7 luglio 2022 l\u2019opera \u00e8 conservata alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano. Prima era stata esposta anche a Palazzo Marino e al Museo del Novecento.<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In breve Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo \u00e8 un dipinto storico completato nel 1901, oggi conservato alla Galleria d\u2019Arte Moderna di Milano. Raffigura una folla di lavoratori che avanza con disciplina e fermezza, trasformando una protesta locale in un\u2019immagine universale di diritti civili e coscienza collettiva. 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